6 ottobre 2026 · 6 min di lettura · Max Foroni

Riunioni in azienda: come smettere di sprecare tempo

Condividi
Riunioni in azienda: come smettere di sprecare tempo

Qualche mese fa ho letto una notizia che mi ha fatto sorridere — e riflettere al tempo stesso.

Tobi Lutke, CEO di Shopify, ha inviato una mail a tutti i dipendenti e ha fatto una cosa semplice quanto radicale: ha cancellato tutte le riunioni ricorrenti con tre o più persone. Di colpo. Ha anche vietato i meeting il mercoledì. Il risultato? In un solo anno, Shopify ha eliminato oltre 12.000 riunioni ricorrenti e restituito ai propri collaboratori circa 322.000 ore di tempo operativo. Trecentoventiduemila ore. Non è un errore di battitura.

Ho sorriso perché conosco bene l’altra faccia di questa storia. Lavoro con imprenditori e manager di piccole e medie imprese da oltre trent’anni, e posso dirvi con certezza che in Italia il copione è quasi sempre lo stesso: tre riunioni a settimana, convocate in fretta, senza un ordine del giorno preciso, con metà dei presenti che non capisce bene perché siano lì. E alla fine, nessuno sa con esattezza cosa è stato deciso.

Non è pigrizia. Non è incompetenza. È un problema strutturale che quasi nessuno affronta davvero.

Perché le riunioni nelle PMI diventano un buco nero

Nelle grandi aziende le riunioni proliferano per ragioni di burocrazia interna e politica organizzativa. Nelle piccole e medie imprese italiane il meccanismo è diverso, ma il risultato finale è identico: si riunisce troppo e si decide poco.

In una PMI, la riunione spesso nasce da un impulso legittimo — il bisogno di allinearsi, di sentirsi parte di qualcosa, di gestire un problema urgente. Ma senza una struttura, quel bisogno legittimo si trasforma in consumo di tempo collettivo. L’imprenditore parla, i collaboratori ascoltano (o fingono di ascoltare), si discute, si gira intorno, e poi ognuno torna alla propria scrivania con un’interpretazione diversa di quello che è emerso.

Ho visto aziende con dieci dipendenti tenere riunioni settimanali di due ore senza un verbale, senza un responsabile per ogni azione, senza una data di verifica. Ho visto imprenditori convinti di comunicare benissimo con il proprio team, mentre i collaboratori mi confessavano di non sapere quali fossero le priorità del mese.

Il problema non è la riunione in sé. Il problema è che viene usata come sostituto della chiarezza organizzativa.

Come organizzare meglio il lavoro in azienda partendo dalle riunioni

La lezione di Shopify non è “eliminate tutte le riunioni”. È più sottile: ogni riunione deve guadagnarsi il diritto di esistere. E questo principio vale ancora di più in una PMI, dove ogni ora sottratta al lavoro operativo ha un costo diretto e visibile.

Ecco una lista pratica — costruita su trent’anni di affiancamento sul campo — per trasformare le riunioni da abitudine costosa a strumento utile.

1. Prima di convocare, chiediti se è davvero necessario Ogni riunione dovrebbe partire da una domanda onesta: questo problema si risolve con una chiamata, una mail o un messaggio? Se la risposta è sì, non convocare nessuno. Il meeting ha senso quando serve una decisione condivisa che richiede la presenza simultanea di più persone. Non per aggiornamenti che si potrebbero inviare per iscritto.

2. Scrivi un ordine del giorno prima di inviare l’invito Sembra banale. Non lo è. Un ordine del giorno non è un titolo generico tipo “aggiornamento commerciale”. È un elenco di punti specifici, ognuno con un obiettivo chiaro: decidere, condividere, risolvere. Se non riesci a scrivere l’ordine del giorno, probabilmente la riunione non è ancora matura per essere convocata.

3. Invita solo chi è indispensabile Shopify ha tracciato una linea a tre persone. Io non vi do una soglia universale, ma vi dico questo: ogni persona in più in una stanza aumenta il tempo necessario per arrivare a una decisione. Invitate chi ha informazioni rilevanti o chi deve prendere una decisione. Non chi “è bene che sappia”.

4. Stabilite una durata massima — e rispettatela Le riunioni si dilatano fino a occupare il tempo disponibile. Se convocate un’ora, userete un’ora. Se convocate quarantacinque minuti, nella maggior parte dei casi basteranno. Provare per credere.

5. Chiudete sempre con tre elementi: chi fa cosa, entro quando Questa è la regola che separa le riunioni utili da quelle inutili. Prima di alzarsi dalla sedia, ogni punto discusso deve avere un responsabile, un’azione concreta e una scadenza. Se non c’è, quella parte della riunione è stata pura conversazione — non lavoro.

6. Scrivete un verbale sintetico entro 24 ore Non deve essere un documento formale di tre pagine. Bastano dieci righe con i punti discussi, le decisioni prese e le azioni assegnate. Serve a tutti per avere la stessa versione della realtà — e a voi per verificare, la settimana dopo, se le cose sono state fatte.

7. Revisionate periodicamente le riunioni ricorrenti Questo è il punto che più mi sta a cuore. Ogni tre mesi, guardate il calendario e chiedete: queste riunioni ricorrenti servono ancora? Stanno producendo decisioni o si sono trasformate in un rituale vuoto? Shopify le ha cancellate tutte in un colpo. Voi potete farlo con più gradualità, ma fatelo.

Il vero costo che nessuno calcola

Una riunione di un’ora con quattro persone non costa un’ora. Costa quattro ore di produttività — più il tempo per rientrare in concentrazione dopo l’interruzione, che secondo la ricerca può arrivare a venti minuti per persona.

In una PMI con margini stretti e team piccoli, questo non è un dettaglio. È un problema di sostenibilità.

Giulia, titolare di un’azienda manifatturiera con ventidue dipendenti che ho seguito due anni fa, aveva l’abitudine di convocare il suo team ogni lunedì mattina per “fare il punto”. La riunione durava mediamente novanta minuti. Quando abbiamo analizzato insieme cosa veniva davvero deciso in quelle sessioni, la risposta è stata scomoda: quasi nulla. Si parlava, ci si aggiornava, e poi si tornava al lavoro come se la riunione non fosse mai avvenuta.

Abbiamo ridotto i meeting a una sessione bisettimanale di trenta minuti, con ordine del giorno scritto e verbale sintetico. Nel giro di due mesi, Giulia mi ha detto che il suo team era più allineato di prima — e lei aveva recuperato quasi tre ore a settimana da dedicare allo sviluppo del business.

Tre ore a settimana. Centocinquanta ore in un anno. Non è Shopify, ma per una piccola impresa italiana è già una trasformazione concreta.

Riunioni più rare, decisioni più chiare

Il punto non è demonizzare i meeting. È usarli con intelligenza. In trent’anni ho visto che le aziende che funzionano meglio non sono quelle che si riuniscono di più — sono quelle che hanno imparato a decidere in modo chiaro, a distribuire le responsabilità con precisione e a verificare i risultati con metodo.

Se volete lavorare in modo più strutturato su questi temi — dalla gestione delle priorità alla costruzione di un sistema di obiettivi concreto — il percorso Performance Restart è pensato esattamente per questo: per dare agli imprenditori e ai loro team gli strumenti per lavorare meglio, non solo di più.

Perché alla fine, la domanda vera non è quante riunioni fate. È quante decisioni prendete davvero — e quante vengono poi realizzate.

Condividi